Quattro chiacchiere con Mirko Pagliai
Quattro chiacchiere con Mirko Pagliai, IV
Scritto da Mirko Pagliai Domenica 15 Febbraio 2009 23:34
Quattro chiacchiere con Mirko Pagliai, parte IV.
Ovvero: riciclaggio Mastella, gli alleati del Pd, il disegno di legge sul testamento biologico, i discorsi di Berlusconi.
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Il buon Silvio Berlusconi non si limita alla rimozione dei rifiuti. No, da bravo ambientalista si impegna anche nel reciclaggio: candiderà Clemente Mastella nella squadra del PdL per il Parlamento europeo, ricompensandolo così per aver fatto cadere il governo Prodi. La solita solfa, quindi. La politica dei favoritismi.
Il leader del campanile definisce "farabutti e ipocriti sul piano morale" quelli che - come me - dovessero osare nell'avanzare una simile, denigrante ipotesi. Tra l'inverosimile e l'assurdo, mi sento incapace di commentare le sue parole. Mi dovrò scusare e accettare la critica, ché guarda caso avrei usato proprio quelle parole per descriverlo.
Argomenta la sua posizione così: "vadano a controllare i numeri del Senato, e voglio proprio vedere se diranno ancora che sono stato io a far cadere il governo Prodi". Ma sì, ha certamente ragione su questo. Tuttavia c'è chiedersi perché, allora, abbia accettato il ruolo di ministro propostogli, visto le condizioni di partenza. Se questo è (ed era) il suo punto di vista, avrebbe dovuto rifiutare a priori - o no? -, piuttosto che accettare di buon grado per poi dimettersi, adducendo a un dato di fatto che era tale sin dal momento iniziale.
E proprio a dimostrare che non si tratta di un compenso - guai a supporlo! -, aggiunge poco dopo che "in tal senso e al fine di contribuire a realizzare un quadro di alleanze organico, chiaro e coerente, l'Udeur si impegna ad avviare rapidamente una verifica politica in quegli enti locali [...] dove tale partito è tuttora in coalizione con il centrosinistra". Ma non è una contraddizione con quanto detto prima? Come si fa ad anteporre "in tal senso" a un periodo che contraddice quello precedente?
Mah, sarà. Insomma, l'Udeur (non solo Mastella, tutto il partito nel suo complesso) passa al PdL.
Ma si sa, la prostituzione non esiste in virtù dell'esistenza delle prostitute, quanto più per via di chi ne ha bisogno. È incredibile come, nonostante destra e sinistra si alternino ciclicamente al governo, Mastella risulta appartene sempre al partito principale del governo in carica (!). E come sia possibile che - pensate che coincidenza! - le sue idee politiche cambiano esattamente al cambiare di ogni governo. Ma ripetiamolo: guai a supporre!
Tuttavia non c'è da disperarsi. Clemente ha promesso che continuerà a portare avanti le sue idee: "mi batterò per le cose per le quali mi sono sempre battuto".
La prospettiva è certamente delle migliori, questo è sicuro. Resta però soltanto un dubbio: per cosa si è sempre battuto Mastella? E sopratutto "mi batterò" e "mi sono sempre battuto", entrambi derivanti da "battere"... in che senso?
I misteri della politica - ma nemmeno troppo.
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Non è passato poi molto dalla nascita del Partito Democratico. Quella formale, almeno, perché sostanzialmente il partito non è che sia andato molto lontano. Poche idee, ma buone: chiudere con il passato frammentato della sinistra de L'ulivo, correre da soli e dimenticare l'alleanza con la sinistra radicale del sempiterno "no", superare il berlusconismo e - soprattutto - l'antiberlusconismo.
Bene, bravi, bis, ancora.
Nelle grandi realtà il progetto iniziale è stato pienamente rispettato: Veltroni ha corso da solo per Palazzo Chigi, all'europarlamento è stato imposto lo sbarramento e fuori i piccoli partiti.
Nelle realtà locali, tuttavia, la situazione non solo è rimasta invariata, è persino peggiorata: per le elezioni abruzzesi e sarde, il Pd non si è limitato a schierarsi al fianco dei partiti del precedente governo Prodi, si è tirato dietro anche diverse formazioni per lo più sconosciute e totalmente insignificanti.
Il motivo? Ogni voto è buono: l'importante non è vincere per far valere le proprie idee, ma vincere per non far vincere Berlusconi.
Punto e a capo.
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In riferimento al mio ultimo articolo sulla deriva verso lo Stato etico e sul testamento biologico, sono andato ad analizzare il disegno di legge presentato da Berlusconi e dal ministro Maurizio Sacconi.
DISEGNO DI LEGGE Atto Senato 1369
Art. 1.
1. In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi.
Un virtuosismo sublime.
Il disegno si apre con un'attestazione a proposito della necessità di trattare l'argomento con la dovuta competenza, per cui si resta in attesa. Salvo poi legiferare comunque in merito. Equivale un po' a dire "mentre ci occupiamo dello studio della materia di legge, anche se per ora non sappiamo nulla a riguardo, il diritto è comunque sospeso". Per l'appunto il superamento dello Stato di diritto, che permette tutto ciò che non è stato ancora vietato, in favore dello Stato etico, che vieta tutto ciò che non è stato ancora permesso.
Non bastasse, nonostante si ammetta esplicitamente una ancora-ignoranza da sciogliere tramite il lavoro parlamentare, ci si sbilancia allegramente con pregiudizi medico-scientifici arrivando a trarre delle conclusioni già definitive: le terapie sono forme di sostegno vitale e finalizzate all'alleviamento delle sofferenze.
Dunque, cosa dobbiamo attendere quando si è già stabilito tutto?
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I discorsi di Berlusconi andrebbero trascritti e diffusi agli italiani, magari sui giornali. Questo è quello in difesa del disegno di legge sul testamento biologico, di cui prima.
Il Consiglio dei Ministri all’unanimità ha adottato il seguente decreto-legge. È un decreto-legge che si è ispirato al lavoro di molti costituzionalisti, e in particolare – per ultimo – siamo stati raggiunti dall’intervento del presidente emerito della Corte Costituzionale, il professor Onida.
Non cita nessun costituzionalista all'infuori di Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale. Stranamente risulta invece che Gustavo Zagrebelsky, tra i più importanti costituzionalisti del nostro paese, abbia fatto partire, assieme a altri costituzionalisti - non li cito nemmeno io, ma solo perché li potete trovare tra le firme dell'appello, tra l'altro aperto a tutti -, un appello contro il decreto legge promossa da Libertà e giustizia. Il professor Onida, poco dopo la fine di questo discorso, ha negato chiaramente qualsiasi legame con il decreto legge, che al contrario disapprova: "hanno strumentalizzato le mie parole. Disconosco nella maniera più assoluta qualunque mia partecipazione alla stesura del testo di un decreto-legge che non ritengo nemmeno di commentare".
Berlusconi legge il testo del decreto, poi passa a commentare il lavoro svolto dal Consiglio dei ministri:
Quale è stata la discussione dei ministri? Intanto devo dire che sono stato orgoglioso, onorato di assistere ad una discussione di così alto livello morale e di cultura giuridica e costituzionale. Sono intervenuti praticamente tutti i ministri, e tutti hanno espresso una loro posizione, motivata con radici in sapienza giuridica. E tutte posizioni sostenute da una grande moralità.
Saltiamo in coda all'intervento, dove si smentisce magistralmente lui stesso: "non c’è stata una vera e propria discussione. [...] Anche ministri che avevano posizioni – diciamo – difformi da quella che io vi ho espresso adesso, come posizione mia [...], trattandosi di materia anche più grande che riguarda la funzionalità del Governo di governare il paese, hanno ritenuto di dare il loro voto, che quindi è stato espresso all’unanimità da tutti i ministri del Governo".
Insomma, non so se l'avete capito: per "alto livello morale e di cultura giuridica e costituzionale", per "sapienza giuridica" e per "grande moralità" si vuole intendere la dimostrazione di obbedienza e riverenza alla sua persona. I ministri, in questo contesto, si sono limitati a prendere atto delle volontà di Berlusconi.
A questo punto arriva la sua posizione personale sulla questione, "sul fronte della mia personale coscienza" - come da lui stesso detto:
Io, se non avessimo prodotto ogni sforzo nelle nostre possibilità per evitare la morte di una persona che è in pericolo di vita e che non è in morte cerebrale, ma che è una persona che respira in modo autonomo, una persona viva, le cui cellule cerebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici, una persona che potrebbe anche – in ipotesi – generare un figlio, in uno stato vegetativo che potrebbe variare come diverse volte si è visto.
Tralasciamo la forma della dichiarazione, che comunque sta a confermare che, mentre siamo tutti bravi a leggere un discorso preparato da un portaborse in una villa sulla costa sarda, improvvisarne un altro in tempo reale, sulla base di ciò che si pensa veramente, è cosa d'altri.
Per quanto riguarda la sostanza, si rivela l'urgenza di dotare governo e parlamento di nozioni medico-scientifiche, come detto sempre nel mio articolo Verso lo Stato etico. Quante volte si è visto uscire un malato da uno stato vegetativo persistente dopo diciassette anni dello stesso? Ma soprattutto, c'era una reale conoscenza della sua situazione clinica? Chi avrebbe dovuto ingravidare Eluana, eccezion fatta per lo Spirito Santo?
Finalmente arriva a citare un caso specifico:
Io, per esempio, ho letto alcune parti di un libro intitolato Con gli occhi sbarrati, di Salvatore Crisafulli, che muoveva gli occhi perché capiva tutto ciò che avveniva intorno a lui e questo movimento degli occhi veniva ritenuto dai medici che discutevano appunto sulla sua sopravvivenza veniva ritenuto soltanto un riflesso nervoso. Consiglio la lettura di questo libro a chi avesse dubbi al riguardo.
Consiglio al premier di rileggere bene, almeno di leggere il libro nella sua interezza e non qualche parte qui, qualche parte là: Salvatore Crisafulli era in coma, Eluana Englaro in stato vegetativo persistente.
Sfoggia, a questo punto, le sue doti di costituzionalista:
In questo caso, poi, sussistono certamente i presupposti di necessità e di urgenza per un intervento del governo, perché questa mattina è stata iniziata la non fornitura di cibo e di acqua alla persona. La considerazione – la valutazione – della necessità e di urgenza di un provvedimento è affidata dall’articolo 77 della Costituzione alla responsabilità del governo. Cita il secondo commo [Sacconi lo corregge, bisbigliando] dall’articolo 77 – il secondo comma dice: «quando, in casi straordinari e d’urgenza il governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, eccetera, eccetera».
Un Presidente del consiglio che espone un disegno di legge tramite "eccetera, eccetera", a livello da bar. Al posto di "eccetera, eccetera" è precisata l'importanza del Parlamento in questo contesto. Ovvero, il secondo comma si conclude dicendo che il governo "deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni". Non finisce qui: Berlusconi ha saltato anche la parte iniziale del comma, che per l'appunto è in contrasto con quanto lui vorrebbe fare: "il governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria".
Nonostante abbia tentato di utilizzare il comma in questione per avere ragione, la parte costituzionale cui si riferisce attribuisce queste competenze al parlamento, in modo inequivocabile, quindi gli riconosce torto.
Dopo alcune considerazioni di dubbio valore sulle funzioni parlamentari, offre una versione tutta sua del concetto di democrazia:
Oggi noi siamo molto limitati: a volte dobbiamo usare il voto di fiducia, che non è una diminuzione della sovranità del Parlamento, ma è – al contrario – l’offerta da parte del governo al parlamento di verificare se questo governo ha ancora la maggioranza in Parlamento, se ancora è ritenuto un governo responsabile, degno della fiducia del Parlamento. Quindi, l’imposizione della fiducia è un rischio che coscientemente il governo corre, dando da se stesso al Parlamento la possibilità di sfiduciare il governo. E aggiungo: il decreto-legge è uno strumento fondamentale per governare.
Secondo l'interpretazione personale di Berlusconi, ricorrere al decreto-legge su una materia appartenente al Parlamento, non equivale a spogliare il Parlamento delle sue funzioni - e allora che cosa rimane da fare alle Camere? -. Anzi, al contrario (!), se il governo priva il Parlamento delle sue funzioni, allora è ovvio che il Parlamento si fida ciecamente del governo, che basta e avanza per mandare avanti la carretta.
Grosso modo, lo stesso concetto che sta alla base delle dittature: se la legittimazione del suo potere è basata esclusivamente sulla fiducia ricevuta dalle Camere - come lui stesso dice -, e visto che i parlamentari vengono scelti da lui personalmente e non su preferenza espressa dall'elettore, allora il suo potere è strettamente auto-referenziale.
In conclusione, non essendo ancora del tutto soddisfatto, dipinge Beppino Englaro come un animale e, al tempo stesso, rimprovera gli italiani di essere disinformati. Leggere per stupirsi:
Molti, pensando alle difficoltà di un padre e di una famiglia che per 17 anni è in questa situazione, pensano – perché questo è venuto fuori da un’indagine veloce che abbiamo effettuato attraverso un istituto di ricerca – che il padre non potesse più sopportare una situazione di 17 anni, perché c’è la disinformazione che sia proprio questo padre o la sua famiglia a dover provvedere a questa figlia. No, il padre non ha avuto nessun gravame in questo senso, perché sono state delle generose suore che hanno provveduto – che vogliono continuare a provvedere – a Eluana, a cui sono ormai legate da un sentimento di profondo attaccamento e di affetto.
Sostanzialmente, Berlusconi è convinto che gli elettori siano all'oscuro della situazione - mentre, al contrario, lui sa tutto -, e che siano convinti che il padre di Eluana voglia porre fine alla vita della figlia perché stanco di "sopportare" lo stato delle cose, da un punto di vista di tempo, di voglia e di economie.
Dimostrando, quindi, di essere lui il disinformato sul motivo compassionevole, affettivo e solidale del gesto di Beppino - pare che, puta caso, l'unico a non esserne al corrente sia proprio lui -, e dell'interesse con cui il popolo italiano ha seguito lo svolgersi della vicenda, in tutti i suoi particolari - il 70% si trova in accordo con la decisione di Beppino.


